Coaching Tip Of The Week #21

use a whistle

“Use a whistle”

The classic stereotypical tracksuit wearing, clipboard carrying coach with a whistle around his neck is one that I personally find very annoying and certainly helped me to decide not to carry a whistle for most of the first part of my coaching career.  Luckily getting my players attention was never a problem for me (see meme above) and later on I discovered electronic whistles which require even less effort are also more hygienic.

Whatever the option you choose, the whistle has a couple of very specific uses in practice beyond getting everyone’s attention.  Firstly, every time you serve you should start with a whistle.  The referee’s whistle is actually part of the serving routine and if there is no whistle players cannot properly start their routines.  Secondly, players are attuned to pay attention to a whistle (much like Pavlov’s dog).  If a drill is dragging at any point, or players are dawdling between actions, then a whistle can set the rhythm for the drill better, and with way less stress and effort, than any kind of verbal exhortation or discussion.  Use the whistle to start six actions and you will be amazed how the drill flows better with less dawdling and lack of attention.

Sometimes stereotypes are stereotypes for a reason.  But never carry a clipboard!


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Allenarsi con i titolari

Uno dei concetti base della pallavolo e di tutti gli sport di squadra, è che più una combinazione di giocatori gioca insieme, meglio giocano insieme. E’ una affermazione abbastanza ovvia e logica che resiste nel tempo. Sapendo ciò, molti (la maggior parte) allenatori di sport di squadra, tendono a fare meno cambi possibili rispetto alla formazione di partenza, prima di tutto per creare affiatamento e poi per trarre vantaggio da questo affiatamento. Una piccola parte di allenatori estremizza questo concetto, concentrando tutto il lavoro o la maggior parte di esso, sui titolari. E’ logico che allenare i titolari è il modo migliore per creare un gruppo affiatato di titolari. Ma è davvero il modo migliore di costruire una squadra?

La mia risposta sarebbe un decisamente no! Il primo punto è che massimizzare le opportunità di allenamento per metà squadra, significa ridurre al minimo le opportunità di allenamento per l’altra metà della squadra. Ciò comporta diversi aspetti negativi per lo sviluppo della squadra.

Primo:  bisogna tenere conto che possono accadere tante cose nel corso della stagione, specialmente infortuni. Se i giocatori del sestetto non titolare non hanno mai l’occasione di giocare nel sestetto titolare, non ci si può poi aspettare che questi, nel momento del bisogno, siano in grado di esprimersi ad alto livello.

Secondo: la motivazione dei giocatori che non giocano mai nel sestetto titolare, in allenamento è sempre minore. Non importa quanto l’allenatore spinga o quanto siano professionali o intrinsecamente motivati i giocatori, a un certo punto la loro motivazione sarà inferiore a quella dei titolari e questo influirà negativamente sul livello dell’allenamento.

Terzo: se l’allenatore crea deliberatamente due gruppi durante gli allenamenti, non può ragionevolmente aspettarsi di avere una squadra unita fuori dal campo e in partita. Se l’allenatore predica la mentalità di squadra, ma non la mette in pratica durante gli allenamenti, non riuscirà mai a creare una squadra.

Ogni cosa che l’allenatore fa, risponde a un compromesso. Se scelgo di dividere la squadra in titolari e riserve, posso aspettarmi che i titolari giochino meglio insieme, a discapito però di un eventuale cambio per infortunio, ostacolando inoltre la costruzione della squadra. Se durante gli allenamenti mischio ripetutamente i giocatori, i titolari impiegheranno più tempo a sviluppare un’intesa ottimale, a discapito della performance. In questo caso però gli altri saranno pronti ad esprimersi al meglio se chiamati in causa e l’unità di squadra e l’intensità degli allenamenti manterranno un livello alto.
Io sono sempre stato un allenatore che preferisce costruire una squadra.


Tradotto da Manuela Erbì

Originali in Inglese qui.


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Usa la testa

“Un punto vinto con la testa, vale tre volte”

Molti, molti anni fa, il leggendario allenatore russo Vyacheslav Platonov , fece questa affermazione. In tutti questi anni, io ho sempre interpretato la frase come una spiegazione degli effetti psicologici che possono scaturire quando pensi al tuo avversario durante la partita. Fino a ieri…
E’ capitato che mi sono imbattuto in un video di una partita  del 1984, tra la nazionale sovietica e quella americana. Sul set point del primo set, la star sovietica Alexander Savin usò la testa per giocare la palla, conquistando il punto e vincendo il set per la sua squadra. Ora so che lui [Platanov]  si riferiva agli effetti psicologici che si possono avere conquistando un punto colpendo la palla  con la testa.


Tradotto da Manuela Erbì

Originali in Inglese qui.

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Suggerimenti della settimana

Per inaugurare la stagione, inizio col pubblicare dei suggerimenti settimanali sull’allenare. Sono lezioni che ho imparato nel corso della mia esperienza. Molte lezioni sono state imparate faticosamente, alcune sono osservazioni su errori che non avrei dovuto fare. Non sono pubblicate secondo un ordine particolare, ma più che altro ispirate da qualcosa accaduto durante il mio allenamento, nel giorno in cui poi ho deciso di raccontarle in questo blog. Ringrazio Luke Reynolds che ha fatto la maggior parte del lavoro. Ritengo che tra questi suggerimenti, si possa trovare qualcosa per gli allenatori di tutti i livelli.

E molte grazie a Manuela Erbì per le traduzioni.

Originali in Inglese qui.


#15 – “Controlla i capelli”

#14 – “La differenza è in un decimo di secondo”

#13 – “Ai giocatori non piace che gli si urli contro”

#12 – “Urla contro chi sei arrabbiato”

#11 – “Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Seconda

#10 – “Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Prima

#9 – “La qualità dell’allenamento è direttamente connessa alla quantità di tempo che dedichi a pensare all’allenamento stesso; la preparazione e l’organizzazione sono la chiave.”

#8 – “Primo, fai in modo che la squadra si esprima al meglio delle sue possibilità.”

#7 – “La prima volta che fai qualcosa è terribile”

#6 – “Il primo compito dell’allenatore è fare in modo che i giocatori abbiano voglia di allenarsi.”

#5 – “Tutto è tempismo”

#4 – “Allenare non è un esercizio teorico”

#3 – “Take time to smell the roses”

#2 – “Più i giocatori sono stanchi, più bisognerebbe aumentare l’intensità dell’allenamento”

#1 – “Non esprimere mai un giudizio su un singolo giocatore o su una squadra, dopo il primo giorno o la prima settimana di allenamento”


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Suggerimento della settimana #13

“Ai giocatori non piace che gli si urli contro”

A nessuno piace che gli si urli contro. Infatti il normale comportamento delle persone è di evitare azioni che poi portino a sentirsi urlare contro. Sotto questo aspetto, i giocatori non sono diversi dalle altre persone. Ai giocatori non piace che l’allenatore gli urli contro, perciò evitano attivamente azioni che possano metterli in quella situazione.

Si tratta di informazioni importanti per un allenatore. Se un giocatore o la squadra, continuano a fare ciò che l’allenatore non vuole si faccia, portandolo ad esprimersi con rabbia, questo è un segnale importante per l’allenatore. Significa che i giocatori non capiscono in modo sufficiente le istruzioni date o che non sono in grado di eseguirle nella maniera richiesta. Quindi la risposta corretta dell’allenatore non è alzare la voce, ma correggere le istruzioni date e gli allenamenti.

Se urli molto durante gli allenamenti, correggi i tuoi programmi e le tue reazioni. Probabilmente il problema risiede lì.


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Suggerimento della settimana #12

“Urla contro chi sei arrabbiato”

Per qualche motivo, nell’ambiente sportivo è considerato appropriato, accetabile e in alcuni casi auspicabile, che l’allenatore prenda a urla i propri giocatori. Nell’ambiente sportivo, ci possono essere alcuni casi in cui alzare la voce è effettivamente la reazione migliore. Per esempio, se l’allenatore percepisce che lo stato d’animo della squadra ha bisogno di essere spronato, a volte urlare porta alla reazione desiderata. Poi ci sono altri momenti in cui, in un clima emotivivamente intenso e stressante, quando gli animi si scaldano, l’allenatore esprime verbalmente la sua rabbia.

Qualunque sia la ragione di fondo, l’allenatore deve assicurarsi che questa rabbia sia rivolta nella giusta direzione. Troppo spesso gli allenatori hanno un capro espiatorio, un giocatore che viene preso a urla, a prescindere dalla situazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di un giocatore giovane e, non a caso, il giocatore meno capace di difendersi. Gli allenatori urlano contro il capro espiatorio quando sono davvero arrabbiati con il loro miglior giocatore, ma hanno troppo rispetto (o forse paura) per urlargli contro. Ci sono diverse ragioni per cui è giusto non urlare contro il tuo miglior giocatore, anche se lo meriterebbe, ma non è mai giusto usare un altro giocatore come una sorta di rimpiazzo,  per il solo scopo di farti sentire meglio.

Coaching Tip Of The Week #20 (Bonus Edition)

 

It's my fault (1)

“It’s my fault”

Those are the three hardest words for a coach to say, but perhaps the most important.  It is hard to say those words for two very good reasons.  Firstly, it is almost never true.  There is always plenty of fault to go around.  Secondly, you can be pretty sure that everyone else is saying that it is your fault, so the first instinct is to defend yourself and lay the fault at the feet of others.

I am not advocating that you stand in front of the collected press / management / fans / parents and admit to being at fault.  At least not often if you want to keep your job.  However, if you can manage to utter those three words, to yourself, in front of the mirror perhaps, you can find it an incredibly liberating, if challenging experience.

By taking responsibility for everything that happens in your team, you also give yourself the power to change it.  If you accept responsibility for the quality of practice, you will search for ways to improve it.  If you accept responsibility for the quality of your players’ skills, you will search for new teaching methods.  If you accept responsibility for the tactical faults of your team, you will search for new and more effective tactics.

Taking responsibility for everything that happens in your team, drives innovation and leads to personal and team development.  It is hard to look into that mirror, but worthwhile.


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Coaching Tip Of The Week #19

every

“Every season is different”

It seems like an obvious thing to say, but sometimes it is the obvious things that we need to be reminded about.  Even if the individual members of the team remain the same those individuals change over time, as their goals and motivations and priorities are constantly evolving.  And if the twelve individuals in the team have changed since last season then the team is a new team.

For the coach that means nothing can be taken for granted from season to season.  Each season the team must be built from scratch.  All areas of the work of the team from rules to expectations and goals to tactical and technical goals to team building must be covered every season.  If the changes to the team are minor, then some areas can be covered quickly and the team can move on to the next one fast.  But making assumptions about anything to do with a team from one season to the next is a fraught with danger.

Take nothing for granted.


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Suggerimento della settimana #11

“Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Seconda

Gli allenatori sono naturalmente fissati con i punti deboli della loro squadra. Chiaramente il livello della squadra deve essere migliorato correggendo i punti deboli. Almeno, questo è quello che si pensa generalmente, io però non ne sono così sicuro.

Certamente gli allenatori devono conoscere i punti deboli della loro squadra e altrettanto certamente, devono prenderli in considerazione quando pianificano gli allenamenti, ma continare a puntare la luce su questi, parlandone costantemente e allenandocisi, può avere due effetti. Prima di tutto si toglie tempo all’allenamento dei propri punti di forza. Lavorare per migliorare i punti deboli può aiutare a prevenire le sconfitte, ma la realtà è che sono i tuoi punti di forza che ti permettono di vincerle. E forse, cosa ancora più importante, si può avere un effetto significativo sulla fiducia in sé stessi, dei giocatori.  Per esempio, se i giocatori o la squadra, si sentono dire continuamente che il loro punto debole è la ricezione, cioò che loro si aspettano dalla loro ricezione è che non sia buona e così, dopo la prima ricezione sbagliata, potranno iniziare a pensare: “ecco, ci risiamo” e la spirale verso il basso avrà inizio.

Occuparsi dei punti deboli è importante, ma non bisogna trascurare i punti di forza e bisogna lavorare sempre per tenere alta la fiducia dei giocatori.


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