Suggerimento della settimana #15

“Controlla i capelli”

E’ una caratteristica abbastanza comune tra la gente, molto di più tra i giovani, prestare attenzione a come si appare in pubblico. Forse le persone non dedicano molto tempo a prepararsi per ogni singola attività fuori casa, ma per la maggior parte c’è uno standard minimo a cui ogni individuo punta per ogni determinata attività. La parte a cui la gente dedica più attenzione, sono i capelli. Al contrario, le persone tendono a trascurare il loro aspetto quando sono stanche, di fretta, in ritardo o stressate, oppure in alcuni casi lo fanno come segno di ribellione. Continue reading “Suggerimento della settimana #15”

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Allenarsi con i titolari

Uno dei concetti base della pallavolo e di tutti gli sport di squadra, è che più una combinazione di giocatori gioca insieme, meglio giocano insieme. E’ una affermazione abbastanza ovvia e logica che resiste nel tempo. Sapendo ciò, molti (la maggior parte) allenatori di sport di squadra, tendono a fare meno cambi possibili rispetto alla formazione di partenza, prima di tutto per creare affiatamento e poi per trarre vantaggio da questo affiatamento. Una piccola parte di allenatori estremizza questo concetto, concentrando tutto il lavoro o la maggior parte di esso, sui titolari. E’ logico che allenare i titolari è il modo migliore per creare un gruppo affiatato di titolari. Ma è davvero il modo migliore di costruire una squadra?

La mia risposta sarebbe un decisamente no! Il primo punto è che massimizzare le opportunità di allenamento per metà squadra, significa ridurre al minimo le opportunità di allenamento per l’altra metà della squadra. Ciò comporta diversi aspetti negativi per lo sviluppo della squadra.

Primo:  bisogna tenere conto che possono accadere tante cose nel corso della stagione, specialmente infortuni. Se i giocatori del sestetto non titolare non hanno mai l’occasione di giocare nel sestetto titolare, non ci si può poi aspettare che questi, nel momento del bisogno, siano in grado di esprimersi ad alto livello.

Secondo: la motivazione dei giocatori che non giocano mai nel sestetto titolare, in allenamento è sempre minore. Non importa quanto l’allenatore spinga o quanto siano professionali o intrinsecamente motivati i giocatori, a un certo punto la loro motivazione sarà inferiore a quella dei titolari e questo influirà negativamente sul livello dell’allenamento.

Terzo: se l’allenatore crea deliberatamente due gruppi durante gli allenamenti, non può ragionevolmente aspettarsi di avere una squadra unita fuori dal campo e in partita. Se l’allenatore predica la mentalità di squadra, ma non la mette in pratica durante gli allenamenti, non riuscirà mai a creare una squadra.

Ogni cosa che l’allenatore fa, risponde a un compromesso. Se scelgo di dividere la squadra in titolari e riserve, posso aspettarmi che i titolari giochino meglio insieme, a discapito però di un eventuale cambio per infortunio, ostacolando inoltre la costruzione della squadra. Se durante gli allenamenti mischio ripetutamente i giocatori, i titolari impiegheranno più tempo a sviluppare un’intesa ottimale, a discapito della performance. In questo caso però gli altri saranno pronti ad esprimersi al meglio se chiamati in causa e l’unità di squadra e l’intensità degli allenamenti manterranno un livello alto.
Io sono sempre stato un allenatore che preferisce costruire una squadra.


Tradotto da Manuela Erbì

Originali in Inglese qui.


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Usa la testa

“Un punto vinto con la testa, vale tre volte”

Molti, molti anni fa, il leggendario allenatore russo Vyacheslav Platonov , fece questa affermazione. In tutti questi anni, io ho sempre interpretato la frase come una spiegazione degli effetti psicologici che possono scaturire quando pensi al tuo avversario durante la partita. Fino a ieri…
E’ capitato che mi sono imbattuto in un video di una partita  del 1984, tra la nazionale sovietica e quella americana. Sul set point del primo set, la star sovietica Alexander Savin usò la testa per giocare la palla, conquistando il punto e vincendo il set per la sua squadra. Ora so che lui [Platanov]  si riferiva agli effetti psicologici che si possono avere conquistando un punto colpendo la palla  con la testa.


Tradotto da Manuela Erbì

Originali in Inglese qui.

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Suggerimenti della settimana

Per inaugurare la stagione, inizio col pubblicare dei suggerimenti settimanali sull’allenare. Sono lezioni che ho imparato nel corso della mia esperienza. Molte lezioni sono state imparate faticosamente, alcune sono osservazioni su errori che non avrei dovuto fare. Non sono pubblicate secondo un ordine particolare, ma più che altro ispirate da qualcosa accaduto durante il mio allenamento, nel giorno in cui poi ho deciso di raccontarle in questo blog. Ringrazio Luke Reynolds che ha fatto la maggior parte del lavoro. Ritengo che tra questi suggerimenti, si possa trovare qualcosa per gli allenatori di tutti i livelli.

E molte grazie a Manuela Erbì per le traduzioni.

Originali in Inglese qui.


#15 – “Controlla i capelli”

#14 – “La differenza è in un decimo di secondo”

#13 – “Ai giocatori non piace che gli si urli contro”

#12 – “Urla contro chi sei arrabbiato”

#11 – “Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Seconda

#10 – “Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Prima

#9 – “La qualità dell’allenamento è direttamente connessa alla quantità di tempo che dedichi a pensare all’allenamento stesso; la preparazione e l’organizzazione sono la chiave.”

#8 – “Primo, fai in modo che la squadra si esprima al meglio delle sue possibilità.”

#7 – “La prima volta che fai qualcosa è terribile”

#6 – “Il primo compito dell’allenatore è fare in modo che i giocatori abbiano voglia di allenarsi.”

#5 – “Tutto è tempismo”

#4 – “Allenare non è un esercizio teorico”

#3 – “Take time to smell the roses”

#2 – “Più i giocatori sono stanchi, più bisognerebbe aumentare l’intensità dell’allenamento”

#1 – “Non esprimere mai un giudizio su un singolo giocatore o su una squadra, dopo il primo giorno o la prima settimana di allenamento”


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Suggerimento della settimana #13

“Ai giocatori non piace che gli si urli contro”

A nessuno piace che gli si urli contro. Infatti il normale comportamento delle persone è di evitare azioni che poi portino a sentirsi urlare contro. Sotto questo aspetto, i giocatori non sono diversi dalle altre persone. Ai giocatori non piace che l’allenatore gli urli contro, perciò evitano attivamente azioni che possano metterli in quella situazione.

Si tratta di informazioni importanti per un allenatore. Se un giocatore o la squadra, continuano a fare ciò che l’allenatore non vuole si faccia, portandolo ad esprimersi con rabbia, questo è un segnale importante per l’allenatore. Significa che i giocatori non capiscono in modo sufficiente le istruzioni date o che non sono in grado di eseguirle nella maniera richiesta. Quindi la risposta corretta dell’allenatore non è alzare la voce, ma correggere le istruzioni date e gli allenamenti.

Se urli molto durante gli allenamenti, correggi i tuoi programmi e le tue reazioni. Probabilmente il problema risiede lì.


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Suggerimento della settimana #12

“Urla contro chi sei arrabbiato”

Per qualche motivo, nell’ambiente sportivo è considerato appropriato, accetabile e in alcuni casi auspicabile, che l’allenatore prenda a urla i propri giocatori. Nell’ambiente sportivo, ci possono essere alcuni casi in cui alzare la voce è effettivamente la reazione migliore. Per esempio, se l’allenatore percepisce che lo stato d’animo della squadra ha bisogno di essere spronato, a volte urlare porta alla reazione desiderata. Poi ci sono altri momenti in cui, in un clima emotivivamente intenso e stressante, quando gli animi si scaldano, l’allenatore esprime verbalmente la sua rabbia.

Qualunque sia la ragione di fondo, l’allenatore deve assicurarsi che questa rabbia sia rivolta nella giusta direzione. Troppo spesso gli allenatori hanno un capro espiatorio, un giocatore che viene preso a urla, a prescindere dalla situazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di un giocatore giovane e, non a caso, il giocatore meno capace di difendersi. Gli allenatori urlano contro il capro espiatorio quando sono davvero arrabbiati con il loro miglior giocatore, ma hanno troppo rispetto (o forse paura) per urlargli contro. Ci sono diverse ragioni per cui è giusto non urlare contro il tuo miglior giocatore, anche se lo meriterebbe, ma non è mai giusto usare un altro giocatore come una sorta di rimpiazzo,  per il solo scopo di farti sentire meglio.

Suggerimento della settimana #11

“Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Seconda

Gli allenatori sono naturalmente fissati con i punti deboli della loro squadra. Chiaramente il livello della squadra deve essere migliorato correggendo i punti deboli. Almeno, questo è quello che si pensa generalmente, io però non ne sono così sicuro.

Certamente gli allenatori devono conoscere i punti deboli della loro squadra e altrettanto certamente, devono prenderli in considerazione quando pianificano gli allenamenti, ma continare a puntare la luce su questi, parlandone costantemente e allenandocisi, può avere due effetti. Prima di tutto si toglie tempo all’allenamento dei propri punti di forza. Lavorare per migliorare i punti deboli può aiutare a prevenire le sconfitte, ma la realtà è che sono i tuoi punti di forza che ti permettono di vincerle. E forse, cosa ancora più importante, si può avere un effetto significativo sulla fiducia in sé stessi, dei giocatori.  Per esempio, se i giocatori o la squadra, si sentono dire continuamente che il loro punto debole è la ricezione, cioò che loro si aspettano dalla loro ricezione è che non sia buona e così, dopo la prima ricezione sbagliata, potranno iniziare a pensare: “ecco, ci risiamo” e la spirale verso il basso avrà inizio.

Occuparsi dei punti deboli è importante, ma non bisogna trascurare i punti di forza e bisogna lavorare sempre per tenere alta la fiducia dei giocatori.


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Suggerimento della settimana #10

“Fare luce su qualcosa non previene i problemi, li crea”  – Parte Prima

Uno dei miei ultimi assiomi preferiti dice che l’allenatore deve rapidamente affrontare tutti i problemi  prima che possano inasprirsi. Sembrerebbe un consiglio saggio, ma al lato pratico potrebbe creare più problemi di quanti invece risolverne. Quando si tratta di interazioni all’interno del gruppo, ci sono molte situazioni che possono indicare l’esistenza di un problema, ma non sempre è così. Esistono diversi motivi che portano un giocatore a comportarsi male nei confronti dei compagni o dell’allenatore. I giocatori possono essere stressati, stanchi o sotto pressione, possono avere problemi personali o semplicemente avere la giornata storta. In questi casi un giocatore che tira un calcio a una palla o che  impreca contro un compagno o risponde all’allenatore, non sta mostrando l’esistenza di un contrasto o mancanza di rispetto, ma si sta semplicemente rivelando stanco o stressato o sotto pressione, oppure ha problemi a casa o ha una giornata storta.

L’allenatore che reagisce immediatamente a queste situazioni, spesso può provocare dei problemi che in realtà non esistevano. E’ sempre meglio aspettare un giorno (o due) e vedere come evolvono le circostanze. La maggior parte delle volte si scopre che non c’era nessuna situazione da risolvere, ma solo persone che si comportano da persone.


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Suggerimento della settimana #9

“La qualità dell’allenamento è direttamente connessa alla quantità di tempo che dedichi a pensare all’allenamento stesso; la preparazione e l’organizzazione sono la chiave.”

C’è un vecchio assioma sugli allenamenti, secondo il quale si dovrebbe spendere il doppio del tempo per preparare gli allenamenti, rispetto alla durata stessa di questi. Perciò per una sessione di due ore, dovresti passarne quattro a prepararla. Sfortunatamente l’effetto di questo e di molti altri assiomi (e citazioni condivise da famosi allenatori) è per lo più quello di far sentire inadeguati gli allenatori, ma il principio rimane comunque valido.

Passare il doppio del tempo degli allenamenti a prepararli, non è qualcosa di realizzabile. Per la maggior parte degli allenatori semplicemente non sarebbero sufficienti giornate di 24 ore. Ma pianificare ogni allenamento è fondamentale. Oltre al tempo che si dedica alla pianificazione dell’allenamento, è altrettanto importante dedicarne un po’ a esaminare e a riflettere su quelli che sono gli biettivi della sessione, su quali saranno i principali elementi di riscontro, dove gli esercizi quasi certamente subiranno un rallentamento ed esattamente in che maniera affrontare queste e altre situazioni che si verificheranno sicuramente durante l’allenamento.

Attraverso questo procedimento, l’allenatore preparerà il miglior allenamento possibile e prepareà sé stesso nel compito di migliorare la squadra.


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